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title: “Il PLR deve cercare, soprattutto, qualità” (Clone)
description: Fulvio Pelli sul futuro del PLR
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[Matilde Casasopra Bonaglia](https://www.libmag.ch/in-primo-piano/author/matilde-casasopra) 22.10.2026

# “Il PLR deve cercare, soprattutto, qualità” (Clone)

[Prev](https://www.libmag.ch/in-primo-piano/ora-lallarme-lo-fa-suonare-lassicurazione-invalidità)

<https://www.libmag.ch/in-primo-piano>

Sono passati ormai 45 anni dal nostro primo incontro eppure… sembra ieri. Lui, ex sostituto procuratore pubblico, avvocato di grido, figlio del sindaco di Lugano e, di quella stessa città, consigliere comunale (1980-1988). Io cronista alle prime armi. Quando incontrai per la prima volta Fulvio Pelli, lui aveva 29 anni. Liberale tutto d’un pezzo mi intrigò perché era una di quelle persone capaci di portare nei dibattiti elementi di riflessione e discussione. Uno difficile da imbrogliare, ma soprattutto impossibile da intrappolare in sofismi volti ad avvolgere nelle nebbie del bla-bla idee e progetti. Uno che metteva soggezione quando si alzava per intervenire e che, come se niente fosse, iniziava con: “Onorevole signor sindaco, onorevoli signori municipali, colleghi e colleghe”. Fu Mauro Maestrini, allora caporedattore cronaca del Corriere del Ticino, ad illustrarmi dinamiche e regole del Legislativo luganese e fu lui il primo a dirmi: “Tienilo d’occhio il giovane Pelli perché la sua carriera politica non si fermerà a Lugano”. Era il 1981 e già nel 1987 i fatti gli diedero ragione: proprio in quell’anno il “giovane Pelli” succedette a Pier Felice Barchi alla presidenza del Partito liberale radicale ticinese entrando anche in Gran Consiglio (come subentrante di Adriano Cavadini). Resterà nel Legislativo ticinese, dove sarà brillantemente eletto nel 1991 e nel 1995, fino al 1996. La sua attività politica proseguirà al Consiglio nazionale dove, eletto nel dicembre del 1995, rimarrà fino al 2014. Ma il suo impegno politico non finisce qui anche perché nel 1992 diventa vicepresidente del PLR svizzero, meglio: del Partito radicale democratico che presiederà dal 2000 al 2009. Un anno, questo, che ricorderanno in molti visto che fu quello in cui Partito Radicale Democratico e Partito Liberale Svizzero confluirono nel partito che conosciamo oggi, l’FDP ovvero il PLR. ‘I Liberali Radicali’, partito che Pelli ha presieduto fino al 2012. I suoi impegni politici e professionali proseguono comunque anche dopo questa data.

Noi, oggi, partiamo dalla fine per tornare all’inizio.

**Lei, Fulvio Pelli, nel 2021 ritorna in Consiglio comunale a Lugano e, tra l’altro, solleva dubbi puntuali sull'iter edilizio e pianificatorio del Polo sportivo e degli eventi di Cornaredo. Nei mesi scorsi il Tribunale Federale e il Consiglio di Stato hanno bloccato la maxi-rotonda per non conformità alle leggi federali. Sorpreso? Soddisfatto? Scoraggiato?**

“Non mi sono sorpreso perché conoscevo molto bene il tema e quindi sapevo che la realizzazione della maxi-rotonda così come proposta non avrebbe potuto essere approvata. Non sono neppure soddisfatto visto che, per la conclusione dell’opera - e lo dico soprattutto da cittadino luganese - aspetteremo ancora vent’anni. Scoraggiato? Nemmeno. Conosco la politica da diversi anni e le posso assicurare che quando si impostano male i progetti questi sono i risultati. Qual è il nocciolo del problema? Mancano tecnici (e politici) che abbiano l’esperienza di cantieri da 300 milioni di franchi”.

**Cos’è che a Lugano non funziona più rispetto agli anni in cui già con un dottorato in diritto e un’esperienza come sostituto procuratore pubblico, entrò nel Legislativo luganese per restarvi fino al 1988 vivendo, in prima persona: la revisione del PR cittadino e la cessione dell’Ospedale Civico all’EOC (Ente Ospedaliero Cantonale)?**

“Prima di entrare nel merito della risposta mi faccia dire che quando sono arrivato nel Legislativo di Lugano avevo già alle spalle un’esperienza straordinaria, quella di due anni come sostituto procuratore pubblico. Un’esperienza straordinaria perché in quei due anni ho potuto entrare in contatto con quella parte di società che sbaglia. Erano, quelli, gli anni in cui era ancora possibile svolgere il ruolo di procuratore e occuparsi attivamente di politica e, sul fronte della politica, quegli anni sono stati per me un apprendistato di grande qualità. Basti pensare che, in Consiglio comunale, c’erano personaggi come Franco Masoni e Pietro Martinelli. C’erano dibattiti, discussioni, confronto vivace di idee, ma soprattutto proposte di soluzioni. Poi c’era anche rispetto reciproco. Le racconto un episodio emblematico. Franco Masoni, plr, presidente della Gestione, era anche impegnato a Berna e capitava, a volte, che alle riunioni di Commissione fosse assente. Ebbene, la redazione dei rapporti commissionali, in sua assenza, veniva assicurata da Giovanni Cansani, psa. Un episodio che dimostra come il dialogo e la fiducia tra pretesi avversari politici fosse possibile, così com’era possibile rinunciare al proprio ospedale per favorire la costituzione e il rafforzamento di quell’Ente (EOC) che doveva razionalizzare la copertura ospedaliera del Ticino”.

**Dire “doveva razionalizzare” fa pensare che l’obiettivo sia stato mancato. Quali, secondo lei, membro del CdA di Swiss Medical Network, i motivi? Poi, a distanza di qualche anno dall’introduzione nella sanità del sistema misto pubblico-privato, qual è la sua valutazione di questo modello? Il Ticino ha trovato un equilibrio sostenibile, o rischia che la logica di mercato finisca per erodere quella della solidarietà?**

“L’obiettivo che portò alla creazione dell’EOC fu quello di dar vita a un settore pubblico forte, ma razionalizzato e non dispersivo. Si è cominciato bene, ma il tempo ha evidenziato – e dimostrato - due errori. Il primo: la mancata capitalizzazione dell’EOC, fatto questo che gli impedisce di scegliere gli investimenti, obbligandolo a passare dal Gran Consiglio, sempre pronto ‘a favorire’ le Regioni piuttosto che la medicina di qualità. Il secondo errore: far dipendere la pianificazione ospedaliera dalla politica e non dalla razionalità sanitaria. Se l’EOC non è un’istituzione vincente è perché si pensa troppo al locale anziché ai bisogni sanitari. Il privato, di cui ho fatto parte, investe, razionalizza e, se necessario, chiude cliniche. Il Gruppo nel quale ho operato non si è mai sentito in concorrenza con il pubblico, ma ha scelto specializzazioni – ostetricia e ortopedia – intravedendovi degli spazi lasciati liberi dal servizio pubblico. Sinceramente le posso dire che se il pubblico prosegue su questa linea il gruppo ospedaliero privato che si autodefinisce ‘no profit’ ne approfitterà su tutta la linea”.

**Avvocato Pelli, mi consenta sul tema, ancora una domanda: quanta parte ha, nell’aumento dei costi di Cassa malati, questo modello misto?**

“Una parte importante visto che la concorrenza dovrebbe portare a razionalizzazioni e contenimento dei costi. L’Ente pubblico questo non lo fa e le conseguenze le conosciamo tutti ad ogni aggiornamento dei premi di Cassa malati. Le posso assicurare che in Ticino basterebbero due ospedali pubblici efficienti e di alto livello, ma… come è noto, questo è uno scoglio sul quale si sono infranti molti progetti”.

**Lasciamo la sanità e passiamo alla politica di… partito. Inutile farne mistero: il PLR, sia a livello svizzero sia a livello cantonale, è in crisi. Lei è stato l'ultimo presidente del Partito radicale democratico prima della fusione con il Partito liberale e quindi il primo presidente dell'FDP-I Liberali fino al 2012. Guardando oggi quella scelta e un PLR che fatica a distinguersi, non si chiede se quella fusione abbia creato un vero partito o non ne abbia invece diluiti due?**

“Se va su Wikipedia ed esamina l’esito delle elezioni del 2015 scoprirà che il lavoro fatto nei 10 anni precedenti ha portato ad una crescita del PLR dell’1,26% che si era tradotto in un + 3 seggi in Parlamento. Questo per dirle che, nei fatti, la fusione tra PLR e PLR romando non ha avuto influssi negativi. Il PLR è ancora maggioritario in alcuni cantoni fra cui il nostro, nonostante il PLR romando fosse in profonda crisi e avesse perso la capacità di fare gruppo. Poi, devo dire che la critica su una difficoltà attuale del PLR a distinguersi la condivido, ma è, a mio avviso, la conseguenza delle difficoltà che il partito ha nel trovare persone che lo dirigano con esperienze professionali e di vita molto importanti. Sono le esperienze vissute prima di assumere cariche politiche dirigenziali che fanno la differenza. Viviamo oggi in un tempo in cui la politica di milizia è un concetto in fase di abbandono. Si ricorre allora a politici che fanno solo quello e che inevitabilmente conoscono meno bene i meccanismi di funzionamento della società”.

**Restiamo in tema. È del 28 maggio scorso la notizia che Christian Vitta non solleciterà un nuovo mandato. Ricordo che nel 1998, quando lei era presidente cantonale del PLR, la candidatura di G. Buffi (che pure, come Vitta aveva raggiunto i 12 anni in Governo) creò non pochi dissidi all’interno del partito. Pensa si arriverà a porre un limite di presenza uguale per tutti? E, ancora, pensa che non essere legati al quasi obbligo di rielezione del consigliere di Stato uscente (obbligo che ha avuto anche qualche importante sconfessione) possa favorire il PLR?**

“Domande impegnative! Ma non è una questione di limiti di presenza e non ha molto senso andare a cercare paragoni nel passato: Buffi è stato un grande consigliere di Stato e se allora aveva scelto di ricandidarsi aveva valide ragioni. Il partito non ci ha perso, anche perché allora a smettere, per poi essere eletto al Consiglio degli Stati, era stato Dick Marty, un altro personaggio importante del nostro passato. Oggi abbiamo solo un consigliere di Stato e Vitta è una persona di alta qualità, con un carattere un po’ meno bellicoso dei suoi predecessori. Ha fatto secondo me una scelta giusta che gli apre spazi di attività a livello federale dove la sua figura di politico molto competente ed apprezzato sarebbe molto utile. Anche il partito cantonale può trarre profitto dalla sua rinuncia, ma deve operare con grande acume, disinteressandosi di cosa faranno gli altri e cercando invece di formare una lista che dimostri che il partito liberale radicale garantirà anche in futuro alla politica ticinese grande qualità. Se vogliamo rimettere in piedi un Paese che non sta andando per il meglio, è di qualità e non di specialisti dell’aperitivo che abbiamo bisogno: di donne e uomini esperte e convincenti. In Ticino ce ne sono, ma parecchi di loro da troppo tempo sembrano preferire altro alla politica, o forse nessuno li interpella. Se si faranno buone scelte, poi la campagna elettorale sarà di grande aiuto”.

**Il 9 luglio scorso il consigliere nazionale Alex Farinelli ha dato la sua disponibilità a candidarsi per il Consiglio di Stato ticinese. Questa sarebbe una buona scelta o è un semplice arrocco tra lui e Vitta?**

“È una candidatura di alto livello: Farinelli è una persona saggia e serena, sempre ben preparata, che studia ogni dossier e discute sistematicamente con chi è attivo nella società, senza volerlo o poterlo essere anche in politica. Cerca quindi di crescere con quell’esperienza delle cose che si esprime nella società civile. E il risultato è convincente. Ma candidare Farinelli da solo al PLR non basta: ci vuole altra ottima qualità per riprendere a progredire. Il momento non è male per riuscirci”.

**Avvocato Pelli, siamo all’ultima domanda: il PLR contemporaneo la rappresenta ancora?**

“Sì, anche se ogni tanto, come a un po’ tutti i liberali radicali, può capitarmi di arrabbiarmi per l’una o l’altra presa di posizione del partito. Ma sono le scelte di principio che devono convincere chi crede nel sistema liberale a votare per noi e in quel campo non vedo mutamenti peggiorativi rispetto agli atteggiamenti che ho vissuto e condiviso nella mia lunga esperienza politica. Ci sono sempre stati confronti nel nostro partito, ma non si sono mai sviluppati per divergenze nelle convinzioni di fondo, a volte invece per qualche progetto non condiviso, come è stato il caso per la collocazione del Centro federale di calcolo, a volte per un posto ambito, a volte anche solo per ragioni elettorali. Posso però dire di aver molto imparato da politici che magari si confrontavano apertamente nel partito, ma poi, quando era necessario, si schieravano con piacere uniti sulla stessa lista, pronti a servire il Paese nell’indispensabile gioco delle collaborazioni di governo, che è la vera caratteristica della politica del nostro Paese, quella che ci differenzia dagli altri, nei quali destra e sinistra passano il tempo a parlar male dell’altro campo ed a scioccamente cercare di sopraffarlo, perdendosi nell’improduttività”.

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Fu Mauro Maestrini, allora caporedattore cronaca del Corriere del Ticino, ad illustrarmi dinamiche e regole del Legislativo luganese e fu lui il primo a dirmi: “Tienilo d’occhio il giovane Pelli perché la sua carriera politica non si fermerà a Lugano”. Era il 1981 e già nel 1987 i fatti gli diedero ragione: proprio in quell’anno il “giovane Pelli” succedette a Pier Felice Barchi alla presidenza del Partito liberale radicale ticinese entrando anche in Gran Consiglio (come subentrante di Adriano Cavadini). Resterà nel Legislativo ticinese, dove sarà brillantemente eletto nel 1991 e nel 1995, fino al 1996. La sua attività politica proseguirà al Consiglio nazionale dove, eletto nel dicembre del 1995, rimarrà fino al 2014. Ma il suo impegno politico non finisce qui anche perché nel 1992 diventa vicepresidente del PLR svizzero, meglio: del Partito radicale democratico che presiederà dal 2000 al 2009. Un anno, questo, che ricorderanno in molti visto che fu quello in cui Partito Radicale Democratico e Partito Liberale Svizzero confluirono nel partito che conosciamo oggi, l’FDP ovvero il PLR. ‘I Liberali Radicali’, partito che Pelli ha presieduto fino al 2012. I suoi impegni politici e professionali proseguono comunque anche dopo questa data. Noi, oggi, partiamo dalla fine per tornare all’inizio. Lei, Fulvio Pelli, nel 2021 ritorna in Consiglio comunale a Lugano e, tra l’altro, solleva dubbi puntuali sull'iter edilizio e pianificatorio del Polo sportivo e degli eventi di Cornaredo. Nei mesi scorsi il Tribunale Federale e il Consiglio di Stato hanno bloccato la maxi-rotonda per non conformità alle leggi federali. Sorpreso? Soddisfatto? Scoraggiato? “Non mi sono sorpreso perché conoscevo molto bene il tema e quindi sapevo che la realizzazione della maxi-rotonda così come proposta non avrebbe potuto essere approvata. Non sono neppure soddisfatto visto che, per la conclusione dell’opera - e lo dico soprattutto da cittadino luganese - aspetteremo ancora vent’anni. Scoraggiato? Nemmeno. Conosco la politica da diversi anni e le posso assicurare che quando si impostano male i progetti questi sono i risultati. Qual è il nocciolo del problema? Mancano tecnici (e politici) che abbiano l’esperienza di cantieri da 300 milioni di franchi”. Cos’è che a Lugano non funziona più rispetto agli anni in cui già con un dottorato in diritto e un’esperienza come sostituto procuratore pubblico, entrò nel Legislativo luganese per restarvi fino al 1988 vivendo, in prima persona: la revisione del PR cittadino e la cessione dell’Ospedale Civico all’EOC (Ente Ospedaliero Cantonale)? “Prima di entrare nel merito della risposta mi faccia dire che quando sono arrivato nel Legislativo di Lugano avevo già alle spalle un’esperienza straordinaria, quella di due anni come sostituto procuratore pubblico. Un’esperienza straordinaria perché in quei due anni ho potuto entrare in contatto con quella parte di società che sbaglia. Erano, quelli, gli anni in cui era ancora possibile svolgere il ruolo di procuratore e occuparsi attivamente di politica e, sul fronte della politica, quegli anni sono stati per me un apprendistato di grande qualità. Basti pensare che, in Consiglio comunale, c’erano personaggi come Franco Masoni e Pietro Martinelli. C’erano dibattiti, discussioni, confronto vivace di idee, ma soprattutto proposte di soluzioni. Poi c’era anche rispetto reciproco. Le racconto un episodio emblematico. Franco Masoni, plr, presidente della Gestione, era anche impegnato a Berna e capitava, a volte, che alle riunioni di Commissione fosse assente. Ebbene, la redazione dei rapporti commissionali, in sua assenza, veniva assicurata da Giovanni Cansani, psa. Un episodio che dimostra come il dialogo e la fiducia tra pretesi avversari politici fosse possibile, così com’era possibile rinunciare al proprio ospedale per favorire la costituzione e il rafforzamento di quell’Ente (EOC) che doveva razionalizzare la copertura ospedaliera del Ticino”. Dire “doveva razionalizzare” fa pensare che l’obiettivo sia stato mancato. Quali, secondo lei, membro del CdA di Swiss Medical Network, i motivi? Poi, a distanza di qualche anno dall’introduzione nella sanità del sistema misto pubblico-privato, qual è la sua valutazione di questo modello? Il Ticino ha trovato un equilibrio sostenibile, o rischia che la logica di mercato finisca per erodere quella della solidarietà? “L’obiettivo che portò alla creazione dell’EOC fu quello di dar vita a un settore pubblico forte, ma razionalizzato e non dispersivo. Si è cominciato bene, ma il tempo ha evidenziato – e dimostrato - due errori. Il primo: la mancata capitalizzazione dell’EOC, fatto questo che gli impedisce di scegliere gli investimenti, obbligandolo a passare dal Gran Consiglio, sempre pronto ‘a favorire’ le Regioni piuttosto che la medicina di qualità. Il secondo errore: far dipendere la pianificazione ospedaliera dalla politica e non dalla razionalità sanitaria. Se l’EOC non è un’istituzione vincente è perché si pensa troppo al locale anziché ai bisogni sanitari. Il privato, di cui ho fatto parte, investe, razionalizza e, se necessario, chiude cliniche. Il Gruppo nel quale ho operato non si è mai sentito in concorrenza con il pubblico, ma ha scelto specializzazioni – ostetricia e ortopedia – intravedendovi degli spazi lasciati liberi dal servizio pubblico. Sinceramente le posso dire che se il pubblico prosegue su questa linea il gruppo ospedaliero privato che si autodefinisce ‘no profit’ ne approfitterà su tutta la linea”. Avvocato Pelli, mi consenta sul tema, ancora una domanda: quanta parte ha, nell’aumento dei costi di Cassa malati, questo modello misto? “Una parte importante visto che la concorrenza dovrebbe portare a razionalizzazioni e contenimento dei costi. L’Ente pubblico questo non lo fa e le conseguenze le conosciamo tutti ad ogni aggiornamento dei premi di Cassa malati. Le posso assicurare che in Ticino basterebbero due ospedali pubblici efficienti e di alto livello, ma… come è noto, questo è uno scoglio sul quale si sono infranti molti progetti”. Lasciamo la sanità e passiamo alla politica di… partito. Inutile farne mistero: il PLR, sia a livello svizzero sia a livello cantonale, è in crisi. Lei è stato l'ultimo presidente del Partito radicale democratico prima della fusione con il Partito liberale e quindi il primo presidente dell'FDP-I Liberali fino al 2012. Guardando oggi quella scelta e un PLR che fatica a distinguersi, non si chiede se quella fusione abbia creato un vero partito o non ne abbia invece diluiti due? “Se va su Wikipedia ed esamina l’esito delle elezioni del 2015 scoprirà che il lavoro fatto nei 10 anni precedenti ha portato ad una crescita del PLR dell’1,26% che si era tradotto in un + 3 seggi in Parlamento. Questo per dirle che, nei fatti, la fusione tra PLR e PLR romando non ha avuto influssi negativi. Il PLR è ancora maggioritario in alcuni cantoni fra cui il nostro, nonostante il PLR romando fosse in profonda crisi e avesse perso la capacità di fare gruppo. Poi, devo dire che la critica su una difficoltà attuale del PLR a distinguersi la condivido, ma è, a mio avviso, la conseguenza delle difficoltà che il partito ha nel trovare persone che lo dirigano con esperienze professionali e di vita molto importanti. Sono le esperienze vissute prima di assumere cariche politiche dirigenziali che fanno la differenza. Viviamo oggi in un tempo in cui la politica di milizia è un concetto in fase di abbandono. Si ricorre allora a politici che fanno solo quello e che inevitabilmente conoscono meno bene i meccanismi di funzionamento della società”. Restiamo in tema. È del 28 maggio scorso la notizia che Christian Vitta non solleciterà un nuovo mandato. Ricordo che nel 1998, quando lei era presidente cantonale del PLR, la candidatura di G. Buffi (che pure, come Vitta aveva raggiunto i 12 anni in Governo) creò non pochi dissidi all’interno del partito. Pensa si arriverà a porre un limite di presenza uguale per tutti? E, ancora, pensa che non essere legati al quasi obbligo di rielezione del consigliere di Stato uscente (obbligo che ha avuto anche qualche importante sconfessione) possa favorire il PLR? “Domande impegnative! Ma non è una questione di limiti di presenza e non ha molto senso andare a cercare paragoni nel passato: Buffi è stato un grande consigliere di Stato e se allora aveva scelto di ricandidarsi aveva valide ragioni. Il partito non ci ha perso, anche perché allora a smettere, per poi essere eletto al Consiglio degli Stati, era stato Dick Marty, un altro personaggio importante del nostro passato. Oggi abbiamo solo un consigliere di Stato e Vitta è una persona di alta qualità, con un carattere un po’ meno bellicoso dei suoi predecessori. Ha fatto secondo me una scelta giusta che gli apre spazi di attività a livello federale dove la sua figura di politico molto competente ed apprezzato sarebbe molto utile. Anche il partito cantonale può trarre profitto dalla sua rinuncia, ma deve operare con grande acume, disinteressandosi di cosa faranno gli altri e cercando invece di formare una lista che dimostri che il partito liberale radicale garantirà anche in futuro alla politica ticinese grande qualità. Se vogliamo rimettere in piedi un Paese che non sta andando per il meglio, è di qualità e non di specialisti dell’aperitivo che abbiamo bisogno: di donne e uomini esperte e convincenti. In Ticino ce ne sono, ma parecchi di loro da troppo tempo sembrano preferire altro alla politica, o forse nessuno li interpella. Se si faranno buone scelte, poi la campagna elettorale sarà di grande aiuto”. Il 9 luglio scorso il consigliere nazionale Alex Farinelli ha dato la sua disponibilità a candidarsi per il Consiglio di Stato ticinese. Questa sarebbe una buona scelta o è un semplice arrocco tra lui e Vitta? “È una candidatura di alto livello: Farinelli è una persona saggia e serena, sempre ben preparata, che studia ogni dossier e discute sistematicamente con chi è attivo nella società, senza volerlo o poterlo essere anche in politica. Cerca quindi di crescere con quell’esperienza delle cose che si esprime nella società civile. E il risultato è convincente. Ma candidare Farinelli da solo al PLR non basta: ci vuole altra ottima qualità per riprendere a progredire. Il momento non è male per riuscirci”. Avvocato Pelli, siamo all’ultima domanda: il PLR contemporaneo la rappresenta ancora? “Sì, anche se ogni tanto, come a un po’ tutti i liberali radicali, può capitarmi di arrabbiarmi per l’una o l’altra presa di posizione del partito. Ma sono le scelte di principio che devono convincere chi crede nel sistema liberale a votare per noi e in quel campo non vedo mutamenti peggiorativi rispetto agli atteggiamenti che ho vissuto e condiviso nella mia lunga esperienza politica. Ci sono sempre stati confronti nel nostro partito, ma non si sono mai sviluppati per divergenze nelle convinzioni di fondo, a volte invece per qualche progetto non condiviso, come è stato il caso per la collocazione del Centro federale di calcolo, a volte per un posto ambito, a volte anche solo per ragioni elettorali. Posso però dire di aver molto imparato da politici che magari si confrontavano apertamente nel partito, ma poi, quando era necessario, si schieravano con piacere uniti sulla stessa lista, pronti a servire il Paese nell’indispensabile gioco delle collaborazioni di governo, che è la vera caratteristica della politica del nostro Paese, quella che ci differenzia dagli altri, nei quali destra e sinistra passano il tempo a parlar male dell’altro campo ed a scioccamente cercare di sopraffarlo, perdendosi nell’improduttività”.",
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