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title: La “Svizzera da 10 milioni” conduce a incertezze e caos
description: Una riflessione sull'iniziativa UDC per una Svizzera da 10 milioni
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![10milioni](https://www.libmag.ch/hs-fs/hubfs/10milioni.jpg?width=575&name=10milioni.jpg)

[Fabrizio Triulzi](https://www.libmag.ch/in-primo-piano/author/fabrizio-triulzi) 29.5.2026

# La “Svizzera da 10 milioni” conduce a incertezze e caos

[Prev](https://www.libmag.ch/in-primo-piano/maria-grazia-giuffreda-dovremmo-smitizzare-il-ruolo-dell-intelligenza-artificiale)

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Una volta ancora, l'UDC sola contro tutti gli altri partiti, le associazioni economiche e i sindacati. L'oggetto del contendere: l'immigrazione. Vero e proprio cavallo di battaglia del primo partito svizzero. Il mantra è sempre quello. L'immigrazione è fuori controllo. Di persone straniere ne arrivano troppe in Svizzera, anno dopo anno. La crescita demografica è ormai insostenibile. Con l'iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni!” in votazione il prossimo 14 giugno, l’UDC vuole obbligare governo e parlamento a intervenire. Obbiettivo: la popolazione residente non deve superare i 10 milioni entro il 2050. Ma attenzione: già con il raggiungimento della soglia di 9,5milioni si chiede di varare una stretta. E da questo limite, già oggi, non siamo tanto lontani. In 5 anni ci potremmo arrivare. A fine 2025 i residenti nel nostro Paese erano 9 milioni e 100 mila. Per questo, secondo l'UDC, la Svizzera deve tirare il freno d'emergenza, prima che sia troppo tardi.

L'iniziativa distingue tra asilo e migrazione. Sostiene che “troppe persone e quelle sbagliate” arriverebbero in Svizzera. Per questo si chiede che le prime misure debbano riguardare il settore dell'asilo. Così le persone ammesse provvisoriamente non potrebbero più ottenere un permesso di domicilio. Anche il ricongiungimento familiare verrebbe limitato. Per quanto riguarda l’arrivo di immigrati alla ricerca di lavoro, l’iniziativa chiede di negoziare nuovamente gli accordi che contribuiscono alla crescita demografica. E se tutto ciò non bastasse, la Svizzera dovrebbe disdire l'Accordo sulla libera circolazione delle persone con l’Unione europea.

La posta in gioco il 14 giugno, quindi, è davvero alta. Anche perché questa è la terza iniziativa sul tema che l'UDC ha promosso dopo quella “Per un'immigrazione moderata” del 2020 e quella “Contro l'immigrazione di massa”, approvata nel 2014 di stretta misura da popolo e Cantoni. L'allerta nello schieramento contrario è ai massimi livelli. In Parlamento, è vero, l’iniziativa ha raccolto soltanto il sostegno dell'UDC, ma la musica è tutt’altra in vista della votazione. I primi sondaggi pronosticano un esito piuttosto serrato.

Non è un caso, quindi, che il consigliere federale Beat Jans, nel lanciare la campagna in vista del voto popolare, si sia presentato attorniato dagli esponenti delle principali associazioni economiche, dei sindacati e anche dei Cantoni. Un fronte ampio che non si vedeva dal 2014. Tutti, al di là di qualche distinguo, a ribadire lo stesso messaggio. L’iniziativa dell'UDC non si limita a porre un limite demografico, ma rischia seriamente di pregiudicare l’architettura della via bilaterale con l‘UE.

Rimettere in discussione l’accordo sulla libera circolazione avrebbe come conseguenza di far decadere tutto il primo pacchetto di intese bilaterali, legate tra loro dalla cosiddetta “clausola ghigliottina”. Le conseguenze sarebbero gravi: le imprese svizzere avrebbero maggiori difficoltà ad accedere al grande mercato europeo integrato. Le conseguenze sul piano economico potrebbero essere pesanti per un Paese come la Svizzera, votato all'esportazione di merci e servizi ad elevato valore aggiunto. L’Unione europea rimane pur sempre il nostro principale partner commerciale. E questo va sottolineato in un contesto contraddistinto dal risorgere del protezionismo. La guerra commerciale, scatenata da Trump con i dazi, deve pur aver insegnato qualcosa. Meglio, quindi, mantenere buoni rapporti con i nostri vicini.

E non va poi dimenticato l’aspetto demografico. La popolazione invecchia. Il numero degli “over 65” - stando a una statistica recente - supera per la prima volta quello dei giovani sino a 20 anni. La generazione nata negli anni del baby boom, è già al beneficio della pensione o sta per andarci. La penuria di manodopera, anche di quella qualificata come nel settore delle cure, sarebbe destinata a aggravarsi. Anche il finanziamento delle assicurazioni sociali, già confrontate con la sfida demografica, dipende anche dall’immigrazione. È il caso dell'AVS, basata sul sistema della ripartizione: la popolazione attiva finanzia le rendite degli anziani.

E se c'è un campo politico largo che si oppone all'iniziativa dell’UDC, è perché la stessa cavalca preoccupazioni reali, che serpeggiano in una parte della popolazione: penuria di alloggi, pigioni più care, infrastrutture al limite, ad esempio nel settore dei trasporti. La scommessa dell’UDC è quindi quella di rispondere a tutti questi problemi indicando una sola causa: tutta colpa dell’immigrazione e della libera circolazione delle persone. Una sorta di capro espiatorio per ogni problema. Pretendendo di proteggere la Confederazione, il primo partito svizzero adotta una posizione di ripiego, di chiusura che ricorda il protezionismo di Trump, che sembra essere diventato una sorta di bussola per la destra sovranista elvetica.

Ma l'economia svizzera non è un circuito chiuso. La sua forza risiede anche nella capacità di attirare talenti e di puntare sull'innovazione. La prosperità dipende soprattutto dagli scambi economici con altri Stati. L'UDC, con l'intento di incassare un dividendo elettorale, persiste nella sua politica all'insegna di slogan: soluzioni semplicistiche a problemi complessi. La posta in gioco, il prossimo 14 giugno, è chiara: si divide tra una Svizzera aperta economicamente e una Svizzera pronta a sacrificare il suo successo con l’illusione di un controllo della sua crescita demografica. Il posizionamento del PLR è chiaro. Bisogna opporsi a questa iniziativa, che non risolve un problema. Semmai ne causa di nuovi. In un contesto internazionale vieppiù instabile, non possiamo permetterci di aggiungere ulteriore incertezza per l’economia. I tempi sono già abbastanza complicati!

 

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L'iniziativa distingue tra asilo e migrazione. Sostiene che “troppe persone e quelle sbagliate” arriverebbero in Svizzera. Per questo si chiede che le prime misure debbano riguardare il settore dell'asilo. Così le persone ammesse provvisoriamente non potrebbero più ottenere un permesso di domicilio. Anche il ricongiungimento familiare verrebbe limitato. Per quanto riguarda l’arrivo di immigrati alla ricerca di lavoro, l’iniziativa chiede di negoziare nuovamente gli accordi che contribuiscono alla crescita demografica. E se tutto ciò non bastasse, la Svizzera dovrebbe disdire l'Accordo sulla libera circolazione delle persone con l’Unione europea. La posta in gioco il 14 giugno, quindi, è davvero alta. Anche perché questa è la terza iniziativa sul tema che l'UDC ha promosso dopo quella “Per un'immigrazione moderata” del 2020 e quella “Contro l'immigrazione di massa”, approvata nel 2014 di stretta misura da popolo e Cantoni. L'allerta nello schieramento contrario è ai massimi livelli. In Parlamento, è vero, l’iniziativa ha raccolto soltanto il sostegno dell'UDC, ma la musica è tutt’altra in vista della votazione. I primi sondaggi pronosticano un esito piuttosto serrato. Non è un caso, quindi, che il consigliere federale Beat Jans, nel lanciare la campagna in vista del voto popolare, si sia presentato attorniato dagli esponenti delle principali associazioni economiche, dei sindacati e anche dei Cantoni. Un fronte ampio che non si vedeva dal 2014. Tutti, al di là di qualche distinguo, a ribadire lo stesso messaggio. L’iniziativa dell'UDC non si limita a porre un limite demografico, ma rischia seriamente di pregiudicare l’architettura della via bilaterale con l‘UE. Rimettere in discussione l’accordo sulla libera circolazione avrebbe come conseguenza di far decadere tutto il primo pacchetto di intese bilaterali, legate tra loro dalla cosiddetta “clausola ghigliottina”. Le conseguenze sarebbero gravi: le imprese svizzere avrebbero maggiori difficoltà ad accedere al grande mercato europeo integrato. Le conseguenze sul piano economico potrebbero essere pesanti per un Paese come la Svizzera, votato all'esportazione di merci e servizi ad elevato valore aggiunto. L’Unione europea rimane pur sempre il nostro principale partner commerciale. E questo va sottolineato in un contesto contraddistinto dal risorgere del protezionismo. La guerra commerciale, scatenata da Trump con i dazi, deve pur aver insegnato qualcosa. Meglio, quindi, mantenere buoni rapporti con i nostri vicini. E non va poi dimenticato l’aspetto demografico. La popolazione invecchia. Il numero degli “over 65” - stando a una statistica recente - supera per la prima volta quello dei giovani sino a 20 anni. La generazione nata negli anni del baby boom, è già al beneficio della pensione o sta per andarci. La penuria di manodopera, anche di quella qualificata come nel settore delle cure, sarebbe destinata a aggravarsi. Anche il finanziamento delle assicurazioni sociali, già confrontate con la sfida demografica, dipende anche dall’immigrazione. È il caso dell'AVS, basata sul sistema della ripartizione: la popolazione attiva finanzia le rendite degli anziani. E se c'è un campo politico largo che si oppone all'iniziativa dell’UDC, è perché la stessa cavalca preoccupazioni reali, che serpeggiano in una parte della popolazione: penuria di alloggi, pigioni più care, infrastrutture al limite, ad esempio nel settore dei trasporti. La scommessa dell’UDC è quindi quella di rispondere a tutti questi problemi indicando una sola causa: tutta colpa dell’immigrazione e della libera circolazione delle persone. Una sorta di capro espiatorio per ogni problema. Pretendendo di proteggere la Confederazione, il primo partito svizzero adotta una posizione di ripiego, di chiusura che ricorda il protezionismo di Trump, che sembra essere diventato una sorta di bussola per la destra sovranista elvetica. Ma l'economia svizzera non è un circuito chiuso. La sua forza risiede anche nella capacità di attirare talenti e di puntare sull'innovazione. La prosperità dipende soprattutto dagli scambi economici con altri Stati. L'UDC, con l'intento di incassare un dividendo elettorale, persiste nella sua politica all'insegna di slogan: soluzioni semplicistiche a problemi complessi. La posta in gioco, il prossimo 14 giugno, è chiara: si divide tra una Svizzera aperta economicamente e una Svizzera pronta a sacrificare il suo successo con l’illusione di un controllo della sua crescita demografica. Il posizionamento del PLR è chiaro. Bisogna opporsi a questa iniziativa, che non risolve un problema. Semmai ne causa di nuovi. 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