Fine Ottocento. La seconda rivoluzione industriale è partita da poco (1870), ma il lavoro di semina e raccolto nei campi è quello di sempre e, soprattutto nelle risaie, sono le donne ad essere impiegate da mattino a sera per pochi spiccioli. Sono proprio le donne a dare il “la” ad una rivoluzione che unirà lavoratrici e lavoratori in una lega che condivide aspettative e rivendica giustizia. “Sebben che siamo donne” diventa una canzone che si trasforma in inno.
“Sebben che siamo donne” è il titolo di questa rubrica che, mese dopo mese, vuol farvi conoscere donne speciali. La prima ospite, a settembre 2022, quando Lib- mosse i primi passi, è stata Carla Del Ponte, poi, mese dopo mese, hanno accettato di raccontarsi: Laura Silvia Battaglia, Federica De Rossa, Valeria Doratiotto Prinsi, Roberta Cattaneo, Sandra Manca, Monica Duca Widmer, Franca Verda Hunziker, Rosanna Michelotti, Gabriella “Gaby” Malacrida, Morena Ferrari-Gamba, Elvira Dones, Anna Giacometti, Elisabetta Morandi, Giovanna Masoni, Cristina Maderni, Luisa Lambertini, Barbara Robbiani Sacchi, Maria Cristina Regazzoni, Cecilia Beti, Silvia Metzerlin, Monika Rühl, Valeria Nembrini Vitta, Susanne Beer, Denise Tonella, Giada Marsadri, Michela Solari, Victoria Jabbour, Stefania Bacciarini, Michela Ferrari-Testa, Patrizia Chirco Somaini, Francine Rosenbaum, Maria Bonzanigo, Suzanne Werder, Emilie Martinoni Hoogenboom, Giorgia Fauth Pelli, Anna McLeod, Barbara Cadlini Realini seguita, Sultan Filimci, Maria Grazia Giuffreda e Fabiana Zanchi. L’incontro di oggi è con…
NICOLETTA CASANOVA: “Sono donna del fare più che del parlare”
Capita, a volte, che la vita, nonostante il veloce scorrere del tempo, ti sorprenda e stupisca ancora. Quando tutto ciò accade anche il tuo piccolo mondo torna a sembrare grande e bello. Ma… andiamo con ordine. È una giornata piena di sole. Via Campagna 16 ad Agno non è proprio facilissima da trovare, ma… è lì che ha sede la FEMTOprint SA ed è lì che abbiamo il nostro appuntamento. Diciamo subito che per un profano è piuttosto difficile spiegare il core business di quest’azienda nota nel mondo per la sua tecnologia di stampa 3D che utilizza la luce come fosse "inchiostro” e le cui applicazioni coprono - come rivela Claude (l’IA di Anthropic, consultata per evitare figuracce) -, settori diversi: dalla fotonica all’orologeria, dalla biomedicina alla ricerca spinta con soluzioni di micro fabbricazioni in vetro per centri di ricerca e università. Quello che il profano riesce però a capire, a pelle, è che nel luminoso open space dove lavorano una quarantina di persone, si aggira e si respira aria di futuro. Il bianco e la luce la fanno da padroni su tutto il piano compresa la saletta dove attendo colei che, con competenza e passione, ha dato vita a tutto ciò. Tavolo in vetro, sedie comode, una sola parete in muratura, poi su un lato le finestre e i restanti due lati in vetro. Tema dominante: la trasparenza. Bref: io vedo le persone intente nei loro compiti, loro vedono me e, poco dopo, anche il motivo della mia visita che altri non è se non l’ideatrice, direttrice e presidente dell’azienda per la quale lavorano: l’ingegnera Nicoletta Casanova.
Scambio di sorrisi, stretta di mano, mini pausa di silenzio e studio. Poi la domanda di alleggerimento che si rivelerà quella in grado di evocare ricordi in comune permettendo loro di fluire, tranquilli e cristallini come i ruscelli di montagna. “Anni fa ho conosciuto, nella Civica Filarmonica, un Casanova: Antonio. Lo chiamavano ‘Maison’, ma tra noi ci chiamavamo ‘Casa’. Lo conosce?”. “Era il mio papà. È morto nel 2019. Aveva quattro passioni: il lavoro, la famiglia, lo sport e la musica. Non suonava solo nella Civica, ma qualunque strumento gli capitasse a tiro, anche l’organo nella chiesa di Aldesago-Brè o la pianola nell’albergo di famiglia. Ci volevamo molto bene. Mi ha insegnato a prendere la vita sempre dal lato delle… soluzioni”. Sapevo che ‘Casa’ aveva una famiglia, ma non era tema di conversazione. Nicoletta, ai tempi della Filarmonica, aveva quasi 18 anni. Oggi di anni ne ha cinquantacinque (i 56 – ci tiene a precisarlo – li compirà “solo” ad ottobre) e da un anno – precisamente dal 20 maggio 2025 - è la prima presidente dell’AITI (Associazione industrie ticinesi). A vederla, ancora oggi, sembra una ragazzina eppure questa donna è già stata inserita, dalla rivista svizzera “Women in Business”, tra le 100 donne più influenti e di successo della Svizzera e in 30 anni ha fatto, ideato, realizzato e promosso talmente tante cose che è quasi impossibile contenerle tutte nello spazio di un’intervista. Un fatto appare però chiaro da subito: dietro a quella cordialità che è “marchio di famiglia” ci sono volontà, disciplina e perseveranza.
Diciamo subito che Nicoletta Casanova è un ingegnere civile, ma anziché occuparsi di ponti, gallerie, edifici si è dedicata, a 360°, all’innovazione. Basti pensare che si è laureata da poco a Zurigo quando fonda con Daniele Inaudi, nel 1996, la Smartec SA che guida fino al 2006 quando si fonde col Gruppo candese Roctest. A questo punto si divide tra Lugano e Parigi dove ricopre anche il ruolo di manager di una società tecnica del gruppo. Poi, ed è il 2012, il gruppo viene acquisito da una compagine americana e lei, invece di trascorrere il suo tanto atteso anno sabbatico, dà vita alla FEMTOprint SA. Non contenta, dalla stessa cresce da poco anche una start-up – la AxCellerate Sagl - che si occupa di innovare la ricerca preclinica con modelli neuronali 3D avanzati. Non è dunque un caso se, tra le molte cariche che questa donna extra-ordinaria ricopre, c’è anche quella di membro del consiglio d’amministrazione di EPIC (European Photonics Industry Consortium: https://epic-photonics.com/board-governance/ )
Ingegner Casanova, ma lei, da piccola, ambiva a diventare l’imprenditrice seriale che è?
“Assolutamente no. Il mio sogno era quello di farmi strada nel mondo della ristorazione perché nella mia famiglia di ‘donne imprenditrici’ io ammiravo moltissimo mia nonna che gestiva un’osteria con alcune stanze ed annesso il viale per il gioco delle bocce. Pensi: ha dato una mano fin quando ha avuto 96 anni. Mia zia, dal canto suo, ha portato avanti e sviluppato col marito quello che è diventato il ristorante-albergo Colibrì di Aldesago dove, la sera, anche i miei genitori e talvolta noi figli davamo una mano col servizio: al tavolo ma anche alla reception (per l’accoglienza) e in cucina (per lavare piatti e bicchieri). Io ho cominciato presto – avevo 8-9 anni -, dando dapprima una mano a rifare le stanze e a stirare col mangano. Mi piaceva entrare in contatto con le persone e essere utile. Poi, è vero, le cose sono andate diversamente, ma penso che sia dovuto a quel mio primo grande amore se anche qui alla FEMTOprint – vede? proprio là in fondo all’open space – ho fatto realizzare un accogliente spazio cucina/lounge e, a fare la spesa per tutti… ci vado io”.
… però non ha seguito la passione per l’accoglienza e l’albergheria, ma ha scelto ingegneria…
“Eh, sì. In effetti, c’erano diverse opzioni di scelta. Farmacia, medicina e anche ingegneria. A Zurigo mi sono iscritta al Politecnico, ma… ho frequentato in parallelo anche qualche lezione di medicina (a tempo perso e per farmi un’idea). Poi però, visto che le cose al Poli andavano bene e avevo voglia di mettermi rapidamente in gioco nel mondo del lavoro, ho concluso come ingegnere. Pensi che avevo deciso di lavorare oltre San Gottardo, ma poi per un corso di parapendio sono tornata in Ticino, un Cantone che ha molto da offrire e mi ha fatto scoprire molte eccellenze fuori dai radar”.
Ing. Casanova, lei ha separato rigorosamente vita pubblica e vita privata: una scelta per proteggere sé e i suoi o una dedizione totale al pubblico?
“Guardi, proprio per la mia passione per l’accoglienza, ho spesso organizzato grandi cene e degustazioni con amici con i quali condivido esperienze e scoperte. Oggi il tempo è sempre meno e penso che tutti debbano avere degli spazi propri nei quali “rifugiarsi”. Come disse John Donne: ‘Nessun uomo è un’isola’. Non lo sono neppure io. Semplicemente non sono una donna da palcoscenico. Preferisco agire più che apparire. Sono, insomma, una donna del fare più che del parlare. Poi, conoscendomi so di avere lati agli antipodi, come essere resiliente, ma anche inquieta e, per questo, in perenne ricerca dell’equilibrio tra i diversi aspetti di me. Ciò che temo, da sempre e maggiormente, è la noia. Sì, mi annoio facilmente”.
Come presidente dell’AITI, visti gli scenari mondiali, non penso abbia molto tempo per annoiarsi. Posso chiederle cosa significa essere industriale oggi, nell’èra dei dazi di Trump?
“Fosse solo Trump il problema! Le assicuro che non pensavo certo di avere vita facile come presidente di AITI, ma neppure di trovarmi confrontata con le conseguenze che quest’instabilità planetaria sta creando. Tra le conseguenze più preoccupanti c’è, ad esempio, quella che vede molti Paesi cambiare il modo di relazionarsi tra loro. Noi, qui in Ticino, dobbiamo prenderne atto e tenerne conto cercando di rispondere con maggiore efficienza e competitività. Sto/stiamo lavorando per interpretare questi cambiamenti – e le loro conseguenze – con un certo anticipo così da poter operare in modo efficace e con maggiore agilità. Dobbiamo agire, ma, sia ben chiaro, lo dobbiamo fare nella consapevolezza che di stabile non c’è più niente”.
Praticamente questa vostra azione come si espleta?
“Agendo sui fatti. In questo primo anno ho visitato molte delle aziende che operano in Ticino. L’obiettivo: collaborare con tutti gli attori attivi sul territorio in modo da poter unire le forze ed interagire anziché creare barricate. Stiamo mettendo a punto e a regime tavoli di confronto con economia, politica ma anche la popolazione. Non penso riusciremo a creare le condizioni ideali per resistere se non riusciremo a costruire una comune strategia di condotta e, sì, anche di resilienza”.
Lei, ing. Casanova, è presidente di AITI (che rappresenta gli industriali). Andrea Gehri, invece, è presidente della Cc-Ti (la Camera di commercio che rappresenta commercio, industria, artigianato, servizi). Al di là della vexata quaestio del “chi rappresenta chi”, sono in atto reali collaborazioni?
“Sì. AITI e Camera di commercio hanno costituito il tavolo ‘Forti insieme’ che favorisce il dialogo e l’avvicinamento delle due entità sui temi chiave – e caldi – dell’economia: dalle condizioni quadro alle prospettive di crescita al modo di posizionarsi come territorio. Con un dialogo regolare, stiamo riuscendo, insieme anche ad altre associazioni di categoria, a comunicare in modo più efficace con il mondo della politica. Il nostro obiettivo è che vengano ascoltate (e capite) anche le voci del mondo economico così che si possano prendere decisioni solide a beneficio della collettività. Tout se tient e penso che un dialogo intensificato garantisca – e favorisca – un maggiore e migliore coordinamento delle nostre attività”.
Senta, prima di andare, mi dice che cos’è quella lamella sottile contenuta in quella scatolina trasparente che c’è qui sul tavolo?
“È il frutto di una collaborazione con il Politecnico federale di Zurigo con cui stiamo realizzando delle ‘ion traps’ (trappole ioniche). Si tratta di dispositivi miniaturizzati capaci di isolare particelle in stati quantistici. Praticamente quella, come la chiama lei ‘lamella sottile’, è il supporto fisico per confinare e manipolare i ‘Qubit’ dei computer quantistici. Fa parte del presente che guarda al futuro e, personalmente, quando penso che il Ticino è attore protagonista anche in quest’ambito, ciò mi aiuta a mantenere la barra a dritta e a continuare con fiducia. È un po’ come quando, con il parapendio, scendendo dal Tamaro o dal Generoso si intravvede, là in fondo, il luogo dove atterrare. Come le dicevo: è importante ed indispensabile anticipare il punto al quale si tende per poterci arrivare nelle migliori condizioni. È quello che, tutti insieme, dovremmo fare. E voglio credere, stiamo facendo”.